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PREVENIRE IL BULLISMO
 
PERCORSO RIVOLTO ALLE SCUOLE PRIMARIE
 
L'approccio al tema del bullismo è di per sé un tema antico e complesso.
Oggi però vi è una complicanza alla complessità, legata al cambiamento epocale che è in atto.
 
Ecco che il fenomeno del bullismo muta poiché mutano le difficoltà dei ragazzi a sentirsi investiti di un ruolo sociale, le fatiche ad identificarsi in modelli positivi.
Mutano le famiglie, destrutturate e sempre più allargate ormai come dato acquisito, gli “esperti” vacillano vedendosi costretti a ricercare nuovi modi di intervenire poichè quelli di ieri non sono più utili.
 
L'adulto, ed in particolare noi, gli “esperti”, abbiamo un dovere morale nei confronti delle nuove generazioni, il dovere di ridare speranza.
Scrive Recalcati in “L'uomo senza inconscio” che l'uomo senza inconscio è l'uomo senza desideri, condannato a perseguire un godimento schiacciato sul consumo compulsivo e perennemente insoddisfatto”.
Dunque nessuno di noi può prescindere dagli altri.
Tale premessa è fondamentale per spiegare il nostro approccio al tema del bullismo.
 
I ragazzi in questione, siano essi vittime o aggressori, sono ragazzi sofferenti, demotivati, alla ricerca di rendersi visibili ad ogni costo, penalizzati dalla loro bravura nel rendersi visibili in modi “balordi” nei quali rimangono intrappolati.
 
Titolo di una giornata seminariale ANPE (Associazione Nazionale dei Pedagogisti Italiani) “Bulli non si nasce”.
 
Esattamente, qui deve fermarsi la nostra attenzione. Bulli non si nasce, si diventa.
Tutto il dopo, l'aspetto punitivo non può ora riguardare chi ha il dovere di trovare modalità educative per “riabilitare l'anima inconscia”, la parte luce in senso Junghiano, dei ragazzi “bulli”.
 
Come si fa allora?
 
Si deve obbligatoriamente partire da un dato reale: i bambini, TUTTI i bambini della scuola, chi sono, cosa fanno, come si comportano di fronte ad avvenimenti di bullismo?
I bulli, chi sono? Trovano a scuola adepti o si isolano avviluppandosi tra loro ed annegando nella loro negatività?
 
Bisogna creare dei progetti a misura. Non adattare in modo stereotipato i bambini alle proposte. Bisogna avere il coraggio di “uscire dal seminato” e sconvolgere, stravolgere, stupire quei ragazzi che più nulla e nessuno riesce a stupire.
 
Le parole stancano queste generazioni veloci. Loro parlano per slogan ed abbreviazioni. Un mondo nuovo, diverso da cui però l'adulto non può essere escluso. Ancora siamo noi a doverci adattare al nuovo anche se questo costa fatica.
 
Prima di trovare un canale per intervenire raccolgo, osservo e creo un clima di fiducia, i bambini devono intuire che non vi sarà tradimento ma sostegno. Il percorso con loro deve essere un inno alla destrutturazione di elementi negativi per lasciar venire a galla il positivo ed il valore che ogni individuo in sé ha.
 
In questo senso la nostra progettualità intravede percorsi paralleli ma diversificati, figure differenti e soprattutto la richiesta di avere tempo.
Un tempo necessario a raccogliere, a far sedimentare, ad aprire dei quesiti, a dare dignità ai ragazzi ed al loro progetto poiché tale progetto deve divenire di loro appartenenza e non imposto.
 
Siamo all'interno di un periodo epocale estremamente complesso e deprimente. Deprimente nel vero senso della parola. Ragazzi allo sbando “emotivo”, presi da realtà virtuali, dal bisogno di sfregiarsi il corpo alla ricerca di origini lontane, per riconoscersi ed essere riconosciuti.
Adulti incapaci di essere riferimento poichè essi stessi non hanno appigli se non la disperazione, la giornata fatta di molte corse e pochissima possibilità di ricaricarsi valorialmente.
Presi e confusi a volte dal nulla che però ha le sembianze del tutto.
Non sappiamo proteggere i nostri figli, le nuove generazioni vivono con la tecnologia, che da una parte è la manifestazione del progresso, dall'altra dell'alienazione.
 
Eppure vi sono bravi ragazzi che hanno trovato e trovano ogni giorno strade da percorrere sane e giuste, ricche di buoni sapori e di bello, mentre altri sono annichiliti e annientati dal brutto.
 
Anima…come? Avere l'anima dentro di noi è avere l'alito, il pensiero, la gioia, la forza. Senza gli altri non esistiamo.
 
In virtù di questo, con umiltà e senza presunzione, non possiamo come pedagogisti non abbracciare questo argomento e chiedere a tutti gli educatori di ogni ordine e grado di sentire il peso e la responsabilità dell'educare l'anima.
 
Il nostro progetto apre la riflessione al parlare nelle scuole 
a realizzare laboratori di 
EDUCAZIONE AL BELLO E ALL'AMORE
per prevenire il bullismo
 
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